La rete dell’energia pulita del Mezzogiorno – La Repubblica
RETINA: la piattaforma infrastrutturale nasce per ridurre le emissioni e trasformare i reflui zootecnici in biometano e fertilizzanti organici
C’è un’Italia che guarda al futuro partendo dai propri terreni, dalle stalle e dalle campagne. È quella raccontata dal progetto Retina, una piattaforma infrastrutturale che nasce con l’obiettivo di trasformare le criticità ambientali dell’allevamento intensivo in risorse energetiche e fertilizzanti sostenibili. A guidare questa sfida è Franco Torra, amministratore delegato e direttore generale di Retina Holding, che descrive così la missione dell’azienda:
«Vogliamo individuare quei territori dove l’eccesso di emissioni di gas serra e di nitrati nelle falde, causato dagli allevamenti intensivi, genera impatti ambientali significativi. Da lì parte la nostra azione, con impianti di digestione anaerobica capaci di produrre biogas e biometano, trasformando un problema in opportunità».
IL PROGETTO
Il progetto Retina, promosso da Actarus Renewables e sostenuto dal fondo europeo Retina SCA, è operativo dal 2022. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: intervenire nelle aree del centro-sud Italia dove la zootecnia e l’agricoltura producono, accanto a valore economico, anche forti pressioni ambientali. Qui sorgono gli impianti di biometano greenfield, alimentati per oltre il 60% da biomasse zootecniche e per la restante parte da sottoprodotti agricoli non derivanti da colture dedicate.
MEZZOGIORNO
In Campania, per esempio, la filiera della mozzarella di bufala si trova a convivere con aree vulnerabili ai nitrati: Retina agisce proprio lì, dove l’impatto ambientale è più evidente. Attraverso la digestione anaerobica, i reflui zootecnici vengono trasformati in biogas e successivamente in biometano, una fonte rinnovabile capace di alimentare la rete nazionale e sostituire progressivamente parte del gas fossile. Dal processo si ricavano inoltre CO₂ biogenica, destinata all’industria alimentare e farmaceutica, e fertilizzanti organici biocompatibili, che potranno sostituire quelli chimici tradizionali in linea con le nuove direttive europee.
SOLIDE BASI
Dal punto di vista finanziario, Retina rappresenta un modello di collaborazione pubblico-privata e di finanza industriale sostenibile. Dopo la partnership con il gruppo francese EREN Industries, il progetto ha raccolto circa 100 milioni di euro di capitale di equity, a cui si aggiungono 250 milioni di project financing garantiti da SACE attraverso la Garanzia Archimede. A sostenere l’iniziativa, un pool di banche di primo piano: BNP Paribas, BPER, ING, Intesa Sanpaolo, Société Générale e UniCredit. Gli undici impianti della prima fase – quattro nel Lazio e sette in Campania – sono già in costruzione ed entreranno in funzione entro la prima metà del 2026.
Oltre 350 milioni di euro di investimento con il contributo di banche e partner nazionali ed europei
DALLA ZOOTECNIA ALL’ENERGIA
Gli impianti Retina sono il cuore pulsante di una rivoluzione silenziosa. La tecnologia della digestione anaerobica consente di trasformare i reflui zootecnici e i sottoprodotti agricoli, che altrimenti immetterebbero in ambiente metano, CO₂ e nitrati nocivi, in energia pulita. Il processo avviene in assenza di ossigeno: i batteri decompongono la sostanza organica, producendo biogas ricco di metano. Quest’ultimo viene poi raffinato per ottenere biometano, alimentando abitazioni, industrie e mezzi di trasporto a gas naturale compresso.
Dal processo di upgrading del biogas si ottiene anche CO₂ biogenica, completamente rinnovabile, destinata ai settori alimentare e farmaceutico. Il residuo solido, invece, viene ulteriormente trattato attraverso la digestione aerobica, generando fertilizzanti organici che restituiscono al terreno sostanza utile, riducendo al contempo l’inquinamento da nitrati.
SVILUPPO REPLICABILE
«Quello che produciamo non è solo biometano – sottolinea Franco Torra – ma un modello di sviluppo replicabile, che coniuga energia pulita, tutela del suolo e valorizzazione delle filiere locali».
Retina punta a coinvolgere allevatori, aziende agricole e comunità territoriali in una rete capace di generare valore condiviso. Gli impianti, oltre a ridurre l’impatto ambientale, creano occupazione stabile nelle aree rurali e favoriscono la nascita di nuove professionalità legate alla manutenzione e alla gestione energetica.
SECONDA FASE
Sul piano industriale, la seconda fase del piano Retina – avviata nel 2025 grazie a un nuovo aumento di capitale da 250 milioni di euro – prevede la costruzione di altri undici impianti nel Lazio, in Campania, in Molise e in Puglia. Tutti saranno connessi alla rete nazionale del gas e certificati dal GSE, che verificherà la tracciabilità delle biomasse e la sostenibilità dei processi, condizione necessaria per accedere agli incentivi del PNRR.
Dalle campagne campane al Lazio: il piano industriale coniuga sviluppo locale, sostenibilità e tecnologia
OLTRE L’ITALIA
Guardando oltre i confini italiani, Retina Holding ha già inserito nel proprio piano industriale progetti di internazionalizzazione, destinati a replicare il modello in altri Paesi europei con forti aree zootecniche.
«La nostra ambizione – racconta Torra – è creare una piattaforma europea di conoscenza e impianti integrati, in grado di supportare la decarbonizzazione della filiera agroalimentare e del trasporto pesante, incluso lo shipping navale, grazie al biometanolo».
Un disegno ambizioso, sostenuto da una struttura finanziaria solida e da alleanze industriali internazionali, che unisce innovazione, economia circolare e responsabilità ambientale.
Retina non è solo un progetto energetico: è un laboratorio di transizione ecologica applicata, capace di dare risposte concrete a due sfide globali – la gestione sostenibile delle biomasse e la riduzione delle emissioni – partendo dai territori.